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Visioni successive – In missione per conto del dio del cinema

bekindC’è qualcosa in Michel Gondry che ci richiama ad un concetto atavico dell’uomo e del cinema. Uno dei motivi può essere, forse, il suo mettersi in diretta connessione con un concetto fondamentale del nostro essere come la memoria – collettiva e personale. Sarà anche la leggerezza con cui certe dimensioni del fare e dell’essere arte sono affrontate che contribuiscono ad alimentare l’amore per le sue pellicole.

“Be kind rewind” è innanzitutto una operazione di questo genere: si tratta del ricordo e della reinterpretazione di luoghi frequentati dell’anima che coinvolgono le emozioni che proviamo di fronte ad un film, del potere di chi fa immagini e della voglia di possedere qualcosa di amato riproducendolo. Si tratta anche di una travolgente commedia che suona una corda tanto profonda quanto fondamentale del nostro essere: sentirci protagonisti.

Jerry e Mike vivono un sobborgo di New York. Il primo fa il meccanico e lavora di fianco ad una centrale elettrica; il costante ronzio generato dall’impianto lo fa vivere con uno scolapasta in testa per proteggersi dal magnetismo e alimenta le sue ipotesi di immaginari complotti che sono studiati all’interno del ferro e dei meccanismi implacabili della stessa centrale (“ho voluto sabotare la centrale elettrica ma la centrale elettrica ha sabotato me”, dirà). Mike lavora come commesso in un negozio di noleggio di videocassette alquanto malmesso. Un giorno, involontariamente, Jerry smagnetizza tutte le cassette presenti nella bottega. Nel panico per aver affossato un’impresa commerciale già allo stremo, i due decidono di rigirare da sé i film che i clienti chiederanno in noleggio (“you name it, we shoot it”). Presto si troveranno coinvolti in un processo di produzione (“maroccare i film” lo chiameranno) che, come una palla di neve che si trasforma in una valanga, finirà con il coinvolgere tutto il quartiere, fino al confronto finale con le istituzioni prepotenti di chi vuole demolire il negozio per fare spazio a nuovi ed avveniristici appartamenti e chi, invece, vuole far valere i diritti esclusivi d’autore e di proprietà dei film stessi.

Così, la boutade dei film rigirati – che da sola saprebbe di semplice trovata comica per far esplodere il talento di Jack Black – diventa un concetto politico di lotta contro i giganti dell’economia e di ribellione ad un futuro disabilitante e digitale (il dvd è un modo per spingere fuori dai limiti chi non “sa leggere” questo formato, ed è già ai confini della società e della sussistenza). L’analogico torna ad imporsi con gli effetti arrangiati e le trovate produttive dei “film maroccati”, una nuova forma di lettura e di possesso di idee ed emozioni che, così, appartengono realmente a chiunque.

Ed in senso ancora più largo, il cinema diviene di tutti ed in questo percorso si trasforma in arte collettiva, in cui il gruppo ha la meglio sul singolo, e tutti, in egual misura, ne possono godere. Infatti, si costituisce un enorme gruppo di lavoro che studia un film finalmente originale su una storia, però, basata su una bugia, nata come favola per Mike bambino. Il film si chiude con una sorta di tributo (citazione?scopiazzatura? maroccatura?) di Tornatore e del suo “Nuovo Cinema Paradiso”. Quest’ultima produzione è così proiettata in strada, verso un pubblico che guarda attraverso una finestra il telo su cui è trasmesso il film.

Gondry sembra voler ricordare che, da una parte, ci sono quelli che i film li fanno, dall’altra coloro che ne godono e a cui cambiano la vita, illuminano la strada, fanno passare un paio d’ore spensierate. E nessuno ha un diritto prevalente da imporre sugli altri. I film e il cinema, cambiano la vita di tutti noi, come le grandi idee che una volta erano trasmesse attraverso i libri, che uscivano dalla carta e finivano nelle teste e nei cuori di uomini e donne che li vivevano ognuno a modo proprio, senza che nessuno potesse avere l’ambizione arrogante di entrargli in testa a contare i diritti d’autore maturati.

“Be kind rewind” è un grande atto d’amore per il cinema, una pellicola rivoluzionaria ma, soprattutto, un film clamorosamente divertente e spensierato, girato con lo spirito dei “maroccatori”, il gusto dell’improvvisazione e di qualche sporcatura qua e là.

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