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CategoriaPrime visioni

Solo – A Star Wars Story: recensione, cast, trama

Finalmente ha una origin story uno dei personaggi più amati della storia del cinema, un simbolo per intere generazioni cresciute all’ombra della Morte Nera e nella speranza della Forza. In Solo – A Star Wars Story scopriamo che, come tutti i farabutti che fanno battere forte il cuore delle ragazze, la canaglia dall’animo buono ha trascorso un’infanzia difficile, ha frequentato dei brutti ceffi (Woody Harrelson) e il suo primo, travolgente amore (Emilia Clarke) si è spezzato perché lei era una zoccola adepta del Lato Oscuro e non voleva separarsi dai suoi draghi.

Io sono Tempesta: recensione, cast, trama e le migliori frasi e citazioni

Senza scadere nei luoghi comuni della commedia italiana dei buoni sentimenti, il merito di Io sono Tempesta è raccontare un’emotività e un’umanità “altra”: non c’è la bontà d’animo dei poveracci, non c’è il ricco cattivo che si ravvede. Ciò che interessa a Luchetti (e in parte a Germano la cui impronta sul personaggio è decisiva) è esplorare quella zona d’ombra in cui i poveri aspirano ad essere come i ricchi, a caccia della comprensione del meccanismo che si nasconde dietro il successo.

emily blunt john krasinski

A Quiet Place: sposati con figli alla fine del mondo. Una recensione

Incredibile come John Krasinski, uomo capace di un paio di acchiappi niente male come Emily Blunt e Michael Bay, sia riuscito anche a pronunciare la formula magica di un incantesimo: Anál nathrach, orth’ bháis’s bethad, do chél dénmha… Anál nathrach, orth’ bháis’s bethad, do chél dénmha e A Quiet Place – Un Posto Tranquillo si trasmuta da film muto a tesissimo meccanismo de paura, che ricorda Alien e Lo Squalo, incatenando allo schermo per un’ora e mezza.

Robottoni belli, belli, belli in modo assurdo: Pacific Rim – La Rivolta. La recensione

Il film di Steven S. DeKnight è chiaro, fila via leggero con un bel ritmo, ci sono i robottoni che prendono a botte i mostri, che sculacciano altri robottoni, che usano la frusta nella peggiore tradizione sadomaso per infliggere dolore a robottoni o kaiju in egual misura. Però come hanno insegnato Derek Zoolander e il suo amico Guillermone del Toro Mazzanti Vien dalla Forma del Mare nella vita non si può essere solo robottoni robottoni robottoni in modo assurdo. Purtroppo nella vita capita uno Scott Eastwood.

Ready Player One: recensione. La magia di Spielberg, nerdgasmico ma senza stupore

Il gioco di Steven Spielberg è il cinema e con la trasposizione di Ready Player One trasforma in realtà il sogno di ogni nerd, geek e cinefilo: giocare con i film e con i personaggi di celluloide e dell’universo videoludico come fa un bambino chiuso nella sua stanzetta. Se siete Steven Spielberg non giocherete a “fare finta” che un qualsiasi robottino sia Jeeg Robot o che una scatola si possa trasformare nel Millenium Falcon, non riprodurrete con la bocca le esplosioni o non canticchierete la sigla del cartone animato preferito. Se siete Steven Spielberg comprerete tutti i giocattoli che servono; il che, tradotto, significa acquisire i diritti per riprodurre questo o quello, entrare nel tal film o nel tal altro e rigirarlo come fosse un videogioco. “Proprietà intellettuale, tu m’hai provocato e io me te magno”. 

Red Sparrow: I miei tre minuti con Jennifer Lawrence – recensione

Remake di Nikita, il film di Vedova Nera che tutti vorremmo vedere ma non lo gireranno mai, ispirato agli Americans Matthew Rhys e Keri Russell, Red Sparrow è pensato in verità più con l’aplomb de La Talpa con le tette piuttosto che con la verve e l’effervescenza fluo di Atomica Bionda di cui può aspirare a essere il prequel. 

Interessante il cast: Jennifer Lawrence, Matthias Schoenaerts, Joel Edgerton, Charlotte Rampling, Jeremy Irons, Joely Richardson, Ciaran Hinds.

Black Panther – recensione: Fascisti su Wakanda

Black Panther dimostra la capacità della Marvel di muoversi tra i generi e voglia di rinnovare nel ritmo, nei suoni e nell’ambientazione. Il film sul primo supereroe nero mainstream innova con un cast fieramente e quasi completamente black (eccezion fatta per Martin Freeman e Andy Serkis che qui non riconoscerà nessuno perché recita con la sua faccia, anche se recita è una parola grossa e me ne scuso) così come la colonna sonora. 

Il Filo Nascosto – recensione

Uno straordinario vestito cucito da un sarto sontuoso. Il Filo Nascosto di Paul Thomas Anderson e, apparentemente, ultima interpretazione in carriera di Daniel Day-Lewis narra la storia dello stilista Reynolds Woodcock, i problemi a consumare una colazione tranquillo e i due rapporti sentimentali disfunzionali che ne caratterizzano l’esistenza: con la sorella (e socia in affari) Cyril e la goffa cameriera Alma. 

Chiamami col tuo nome: recensione – Vivere, trombare, mangiare come se non ci fosse un domani

Siamo nell’estate del 1983, lo studente universitario Oliver (Armie Hammer) è ospite nella casa di campagna del professore Perlman (Michael Stuhlbarg) per trascorrere le vacanze. Qui conosce il figlio del professore, Elio (Timothee Chalamet), ragazzo schivo, già notevole pianista malgrado abbia appena 17 anni. All’inizio tra i due c’è attrito, la rudezza yankee di Oliver mal si incontra con l’educata timidezza di Elio, ma si capisce subito che si tratta di tensione sessuale. Rincorrendosi tra sottintesi, passeggiate in bicicletta, bagni negli stagni, tra i due nasce qualcosa. 

The Post: recensione – La donna e la difesa della democrazia

The Post di Steven Spielberg inizia con uno schermo nero che, poi, apre sulla giungla vietnamita, nel 1965, tra i soldati americani che si preparano a una missione. Si dipingono il volto per mimetizzarsi, con loro, in qualità di osservatore, c’è Daniel Ellsberg, uomo del Pentagono che riferirà all’amministrazione governativa la situazione sul campo; poco dopo lui e gli altri cadono in una imboscata dei vietkong. È qui che inizia la storia dei Pentagon Papers ovvero il rapporto commissionato dall’allora segretario alla Difesa di Kennedy prima e di Johnson dopo, Robert McNamara sull’impegno americano nel Sud-Est asiatico, documenti che, giunti in possesso del New York Times e del Washington Post sei anni dopo, rivelarono le menzogne del governo USA circa il reale stato della situazione della guerra, sostenendo pubblicamente la vittoria, ma sapendo che non sarebbero mai riusciti ad avere la meglio.