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My Dinner with Hervè: recensione e frasi del film con Peter Dinklage e Jamie Dornan

A dinner with Hervè locandinaTempo di lettura: 3’53’’

Disponibile su Sky Cinema e in streaming su Sky On Demand, My Dinner with Hervè è una seduta psicanalitica lunga una notte, in cui una star di Hollywood ormai in declino porta a spasso un giornalista in riabilitazione per la dipendenza da alcol in una Los Angeles indifferente tra sesso, droga, rock ’n’ roll, spogliarelliste, pistole, cavalli, piscine abbandonate, irruzioni in ville di celebrità. In un delirio di autocommiserazione, i due cercano di confessare l’inconfessabile ovvero che siamo soli, stronzi, disperati, bisognosi di affetto, comprensione ma soprattutto di tette. 

Eh no, purtroppo non è la storia di Lindsay Lohan.

A dinner with Hervè è il film HBO il cui sogno Peter Dinklage ha potuto cullare bevendo continuamente vino di Dorne nei panni di Tyrion ne Il Trono di Spade, così da poter dire “ok, basta bere vino come se non ci fosse un domani, ora voglio interpretare un nano ubriacone che spara aforismi uno dietro l’altro come se un domani effettivamente non ci fosse”. Ops. Vabbè, come non detto. Insieme al giornalista-scrittore-regista Sacha Gervasi, Dinklage ha prodotto e interpretato la storia ispirata alla settimana che Gervasi trascorse con Hervé Villechaize pochi giorni prima che l’attore nano si suicidasse. Diventato famoso con la partecipazione al film di James Bond, L’uomo dalla pistola d’oro, nel 1974 e ricchissimo grazie al successo della serie tv Fantasilandia al fianco di Ricardo Montalban, una delle più popolari degli anni ’80 – tant’è che ne stanno producendo un film -, Villechaize era Tattoo, l’aiutante di Montalban, il momento comico che ripeteva in continuazione la battuta “l’aereo, l’aereo”, ogni volta che arrivavano i nuovi ospiti, giunti nella tenuta per vivere una vacanza dove realizzare i propri desideri. 

Per Villechaize l’isola di sogni si trasformò in un incubo: episodi tutti uguali e la flemma alla Papa Francesco di Montalban che avrebbe fatto sbroccare anche Papa Francesco. Se Dinklage è Villechaize, Sacha Gervasi è Jamie Dornan. Diciamo che, a quest’ultimo, è andata più che bene, ma Gervasi è onesto con il pubblico e con se stesso: la settimana che i due vissero insieme è zippata in una notte durante la quale sono vissuti in parallelo gli eccessi dell’attore e quelli del giornalista, finito anche lui in una spirale di dipendenze. 

Essere famoso è come essere ubriachi solo che il mondo è ubriaco di te.

E la parte più interessante è proprio quella in cui reduce dagli eccessi pansessuali delle Cinquanta sfumature, Dornan è zozzo, sudato, sull’orlo del licenziamento: appena uscito dalla dipendenza da alcol e con la stelletta dei 32 giorni di sobrietà, trascorre due giorni a Los Angeles in un perenne puttan-tour dove chiunque non fa altro che offrirgli birra, whiskey, champagne e tette. Sì perché Jamie/Sacha – che, chissà perché, nella finzione diventa Danny Tate (immagino che fosse un nome più posh di Sacha Gervasi che nella vita reale ha ingallato la “spice girl” Geri Halliwell) vuole rimettere a posto la propria vita e, a dispetto dell’impegno degli alcolisti anonimi e delle loro medaglie, solo entrando in contatto con la disperata dissolutezza di Villechaize, Tate/Gervasi vede di fronte a sé la strada verso l’inferno che lo attende. Anche le notti con Geri Halliwell hanno senz’altro avuto i loro lati positivi.

my dinner with herve peter dinklage
Ehi tu porco levale le mani di dosso

Il film è pieno di ironia e sarcasmo: tra le scene rigirate de Agente 007 – L’uomo dalla pistola d’oro in cui Hervé è trattato come una macchietta e la ripetitiva ossessione del tormentone “l’aereo, l’aereo” di Fantasilandia, Gervasi mette in scena l’incubo del successo, il destino a due facce di chi regala gioia al mondo, ma il mondo lo ripaga contornandolo di solitudine, uomini baciati dalla fortuna tanto da ripagare vite difficili ma che si perdono dentro il male di vivere. Che poi anche ingallare Geri Halliwell ha i suoi lati positivi. 

Solo perché un uomo è piccolo non deve pensare in piccolo. 

Nel più classico dei biopic, nei flashback ripercorriamo l’infanzia di Villechaize tra una madre indifferente che lo considerava un errore e un padre medico che lo ha sottoposto a qualsiasi tipo di trattamento sperimentale per curare la rara malattia di cui era affetto, passando attraverso gli anni da bohémien in cui si dimostrò un discreto pittore, la necessità di accettazione ricambiata con l’odio degli altri, fino all’inseguimento del successo prima a New York e poi a Hollywood. In una sorta di Bohemian Rhapsody senza gli inni dei Queen, senza Freddie Mercury, senza omosessualità e senza AIDS, Villechaize vive tutti gli eccessi che un uomo può ingoiare avendo a disposizione soldi, droga, la disponibilità del sesso femminile e una sfrenata libido. Un po’ come Jamie Dornan dopo le Cinquanta sfumature di grigio, di rosso e di nero che con A dinner with Hervé cerca di dimenticare. 

Peter Dinklage è bravo perché, a parte la statura, non assomiglia per niente al vero Hervé, ma ne riconosce gli impulsi e le debolezze. Si vede che è una storia che Tyrion voleva raccontare, tra un bicchiere di vino e l’altro. 

Le migliori frasi e citazioni 

  • New York è l’unica città in cui mi sono sempre sentito alto. 

  • Solo perché un uomo è piccolo non deve pensare in piccolo. 

  • Perche odiare te stesso se puoi odiare me. 

  • Essere famoso è come essere ubriachi solo che il mondo è ubriaco di te.

  • Hervè era un piccolo Starsky birichino e Ricardo un vecchio e saggio Hutch.

  • La vita non dipende da ciò che un uomo può fare, ma da ciò che può accettare.

  • Quando il mondo capisce che sei una persona e non solo un divertimento per la vista, si spaventa.

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