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Prime visioni/Inside Out: il viaggio allucinante di Disney-Pixar

inside outRiley è una bambina vivace e sempre allegra. Ha due genitori che la amano, adora l’hockey, ha degli amici. Il suo segreto? Un buon antipidocchi e la sua stanza dei bottoni interna, ovvero il Quartier Generale che è nel suo cervello, dove Rabbia, Disgusto, Paura, Tristezza e Gioia controllano i ricordi, le emozioni e le reazioni della piccola. A capo della squadra c’è Gioia (l voce originale è quella della stella di Parks and Recreation, Amy Poehler) che fa di tutto per mantenere Riley sempre allegra anche a costo di fare i doppi turni e tenere i propri colleghi in un angolo. Tristezza la fa preoccupare! Quella è terribile, sempre pronta a trasformare un ricordo felice in uno triste. Ogni volta che Riley ha un bel ricordo è immagazzinato nel cervello e quando questo ricordo è particolarmente importante, diventa un ricordo base che contribuisce a costituire il carattere della bambina intorno alle Isole della Personalità che sono Famiglia, Onestà, Hockey, Divertimento e forse qualcos’altro che non ricordo ma sono quasi completamente certo del fatto che avesse a che fare con l’As Roma.
Riley cresce e accumula i suoi ricordi; la sua famiglia si trasferisce dal freddo Minnesota nella calda e caotica San Francisco, ma il camion con tutti i mobili e gli effetti personali di Riley e la sua famiglia si perde in Texas, la casa è un disastro, ma tutto ciò avrebbe un impatto minimo sulla sua personalità se non fosse che, a causa di un incidente, Gioia e Tristezza si perdono nel labirinto dei ricordi – non sto scherzando, è un vero e proprio labirinto con altissimi scaffali dove i ricordi sono immagazzinati. Le due emozioni intraprendono un viaggio per tornare nel Quartier Generale dove Rabbia, Disgusto e Paura stanno mandando in malora Riley la quale, guidata da queste emozioni va lentamente a pezzi e addirittura decide di scappare di casa.

Inside Out è puro Pixar delle emozioni, 100% scene toccanti alla Up che strappavano le lacrime direttamente dai condotti lacrimali o certa poesia di Wall E che lasciava pensare che dovrebbero farlo vedere a scuola il robottino che guarda stupito le stelle o divertimento come solo le avventure di Woody e Buzz hanno saputo suscitare.

Nel loro viaggio, Gioia e Tristezza si imbattono nel dolce amico immaginario di Riley oppure nel clown che alimenta i suoi peggiori incubi, passano per la Mecca dei sogni ovvero degli autentici studi cinematografici che producono i sogni della bambina. Qui c’è uno dei valori aggiunti di Inside Out: se uno dei punti critici del cinema è sempre stato la rappresentazione dei sentimenti interiori dei personaggi, la Pixar ha creato l’intero mondo interiore di Riley, dando fisicità e soprattutto colori a entità immateriali come intelligenza, concetto astratto, la memoria, il subconscio, la produzione onirica. Ognuna di queste proiezioni sullo schermo sono immediatamente riconoscibili per noi che le abbiamo sempre e solo immaginate.

Come nel quartier Generale di Riley, Inside out mette in scena tutte le emozioni che è possibile suscitare su uno schermo nei confronti di una platea al buio e sognante: si ride, si piange, si riflette, si cresce, si prova ansia e paura per Riley e le sue emozioni perdute. Inside out racconta il viaggio verso la crescita e l’inderogabilità del cambiamento anche quando sembra che possa significare la devastazione. Soprattutto, i maghi Pixar sembrano suggerire che proprio per crescere veramente è necessario saper gestire le emozioni e farle lavorare insieme perché se il dolce non sarebbe così dolce senza l’amaro, è altrettanto vero che, a volte, la gioia nasce come reazione o risposta o addirittura parte essenziale della tristezza.

Inside out è un capolavoro Pixar? Non lo so, qua e là qualche sbadiglio mi è scappato, forse si è cercata troppa malinconia e nostalgia per emozioni o ricordi che gli adulti lamentano sempre di aver perduto, ma che sarebbe stato apprezzato da certi poeti del Settecento. Quel che è certo è che il film diretto da Pete Docter è il loro migliore da non ricordo quanti anni.

bianca****½ Fa un po’ di tutto, anche se tutto quello che fa è bello ma inutile, un po’ come la matematica pura: magari non serve, ma è sublime.

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