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Prima visione – Prometheus: Oh Madonna me devo ‘ventà ‘na cosa che resta nei secoli dei secoli come la pancia squarciata di John Hart

Decidere di mettere mano a un film che ha segnato un’epoca, trascina con sè una serie di implicazioni. Quanto posso discostarmi dalle chiavi che hanno costituito il successo di Alien?
Credo che una valutazione a posteriori di Prometheus debba partire da questo presupposto.
Per settimane, forse mesi, ho letto interviste in cui Ridley Scott in primis, ma anche Damon Lindelof, hanno cercato di allontanare Prometheus da Alien, cercando di scavare una distanza e mettere tra il primo e il secondo non solo gli anni che li separano nell’ambientazione temporale delle due vicende ma soprattutto una serie di implicazioni filosofiche e morali.
Immaginate il mio stupore quando, scopro che il film non è solo in tutto e per tutto il prequel della saga ma addirittura, come farebbe un sequel, ne ripercorre i tratti di maggior successo e alcuni snodi della storia. Addomi sventrati e quarantene da violare, facendo quasi pensare che, oltre al viaggio ai confini dell’uomo, l’obiettivo di Scott fosse una sorta di “La storia si ripete”, una delle lezioni più importanti che si possono imparare nella vita.
In seguito al ritrovamento di alcune antichissime pitture nelle grotte più sperdute della Terra (esseri giganteschi che sembra indichino una conformazione di cinque pianeti), degli archeologi sono convinti che ritraggano un sistema solare dove ci attendono i nostri creatori. Come un figliol prodigo, dobbiamo tornare al Padre, per comprendere il fine ultimo della nostra esistenza: perché ci avete creato? Così, per rispondere alla più fondamentale delle domande, il Prometheus parte, finanziato dalla solita supercompagnia con un budget degno del fondo Salva Stati della BCE (chissà se nel futuro immaginato da Scott, nel 2089 esiste ancora l’euro e in Inghilterra non sanno ancora cosa sia un bidet). Quando arrivano sul pianeta, scoprono la presenza dei “creatori” ma anche di qualche altra cosa.
L’equipaggio è decimato passo passo, c’è l’immancabile robot che segue ordini tutti suoi, i figli sembrano avere problemi con i genitori e, manco avessero guardato Alien, quasi tutti sono diffidenti nei confronti di David, il robot di cui sopra. Nel dialogo più significativo del film (minuto 50) David pone a uno degli scienziati della Prometheus (così si chiama la nave, evidente critica di Ridley Scott ai tempi che cambiano visto che l’astronave di Alien, temporalmente posteriore alla Prometheus, si chiamava Nostromo come una nota marca di tonno) la fatidica domanda: “Perché mi avete creato”. Allorché la risposta è “Perché potevamo farlo”. Ecco che, se i nostri eroi si fossero accontentati della risposta ci saremo risparmiati la seconda e zoppicante parte del film. Del resto come predica Qelo: “La risposta è dentro di te ed è sbagliata”. Perché Prometheus vale finché costruisce l’ambientazione e l’attesa per un qualcosa che deve avvenire. Si può dire tutto di Ridley Scott eccetto che non abbia uno straordinario gusto per luci, scenografie e immagini da togliere il fiato. Alcune scene sono impressionanti e catturano ma sono legate alla “mobilia”: la Sala dei vasi con l’enorme testa umanoide, il ponte di comando dell’astronave; la carrellata dei personaggi, tutti presentati con tocco molto personale, con Fassbender che sembra dire “Amatemi, sono il robot che potrebbe malfunzionare e sfigare tutta la missione ma guardo Lawrence d’Arabia e sono molto adorabile perché cerco un barlume di umanità”; oppure Noomi Rapace che si presenta vomitando e dando così la misura della sua recitazione; oppure la Theron che si presenta facendo le flessioni e sembra dire “Ciao, sono Charlize, faccio la stronza ma so’ bona e tonica”.
Senza contare l’apertura alla 2001 Odissea nello spazio e la musica presa paripari dal Superman di Richard Donner.
Ci sono ancora sequenze molto belle rese visivamente con un tocco anche glamour e spendendo tutto quello che c’era da investire del budget, ma anche altre in bilico tra l’epocale e il ridicolo (come, SPOILER, quella in cui la Rapace estrae dal suo ventre il feto di Alien, ne viene fuori un calamarone incazzato che sembra uscito da una gita di pesca di Tessa Gelisio, poi la Rapace è ricucita con delle graffette); oppure il festeggiamento per uno dei pochi parcheggi spaziali fatti come si conviene su un pianeta ostile e la gita sulla terraferma quando tutti indossano dei caschi da football americano degli anni Venti presi tra in rimasugli di Leatherheads di George Clooney al grido “Andiamo a vedere sto cazzo di Alien”.
Alla fine, mi è piaciuto? Mah, un po’. Non è quello che direi se Charlize Theron entrasse nella stanza e mostrasse la sua eccitazione fisica per le mie scelte di fantacalcio, peró almeno Ridley qualcosa ce la regala, fosse anche una riedizione di Alien in crisi di terza età (questa nun è bella e me ne vergogno un po’ ma ormai m’è uscita).

La battuta
Se vuoi scopare non devi fa finta di essere interessata allo scanner a piramide. Ehi puoi semplicemente dire “Ehi sto cercando di scopare”.

**½ Non sei andato malissimo ma neanche troppo bene… come il Tottenham

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4 thoughts on “Prima visione – Prometheus: Oh Madonna me devo ‘ventà ‘na cosa che resta nei secoli dei secoli come la pancia squarciata di John Hart Lascia un commento

  1. La colpa di Ridley Scott è di non aver fatto un film su Batman, altrimenti 4 stellette se le sarebbe prese per “all’amore non si comanda”.

    Anyway, nessuno fa la battuta su Tony che s’è buttato dal ponte dopo aver visto ‘sto film in anteprima?

    Mi piace

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