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I Love Radio Rock – Strano che non l’abbiano intitolato “Amori in barca”

radiorocklove radio rockLa signora entra in sala appena è stato fatto buio. Un bastone la sorregge. Quando si gira per chiedermi quale fila sia la “L” i titoli della Working title iniziano a comporsi sullo schermo. “Davanti a lei signora”. Partono le avventure di Steve Zissou che va a lezione da un professore Keating strafatto di acidi e in fissa con i Beach Boys a bordo della nave di pirati più musicalmente competenti della storia. A bordo un cast stellare: Philip Seymour Hoffman, Nick Frost, Kenneth Branagh, Bill Nighy, Rhys Ifans, Gemma Aterton. In I love Radio Rock, il segreto di Richard Curtis è la musica anche se non resiste a buttare dentro un po’ di cose posteriori al 1966, anno in cui si svolge la vicenda. Tanto meno resiste a prendersela con i conservatori, se è vero che nella realtà storica (un po’ diversa da quella raccontata nel film) fu un governo Labour, nella figura di Tony Benn, uno dei suoi esponenti più a sinistra, ad affondare metaforicamente le navi pirata che trasmettevano musica.
 
La stessa signora col bastone sembra gradire, dondolando la testa ad ogni accenno di Who, Rolling Stones e di tutti i classici immortali dell’epoca gloriosa del pop e del rock anglofono.
Che la signora abbia un passato da nascondere?
 
E mentre la musica sconvolge le vite e le convenzioni sociali, le righe di accordi lungo cui si muove la sceneggiatura lasciano all’occhio del regista la possibilità di comporre un quadro in cui il rock salva la vita, e una nave che cade a pezzi ballando sulle onde radio riesce ad aprire falle sempre più grandi nelle regole decadenti di una società ipocrita, smascherata da un pugno di allupati, volgari, sporchi, grassi, puzzolenti e sfigati dj radiofonici, antieroi che si mettono alla testa, loro malgrado, di una marea di sognatori le cui vite sono state cambiate dalle notti in bianco con l’orecchio attaccato alla radio nascosta sotto il cuscino per non farsi scoprire dai genitori. Quando in apertura il bambino è spedito a letto con l’autoritaria imposizione di spegnere subito tutte le luci, non è difficile identificare lo stesso Richard Curtis ma anche la signora davanti a me. Sicuramente le sue gambe, oggi fragili, un tempo ballavano al ritmo dei Cream. Lo capisco da come piega la testa, mentre sembra dica “sì”.
 
Invece, quello che penso io mentre muovo la mia di testa è che Curtis ha avuto un’idea dannatamente buona, costruito una storia semplice ma dannatamente accattivante, partorito personaggi dannatamente simpatici e per cui non smetti di parteggiare neanche dopo che ti hanno  scopato la donna, leccano il ferro del microfono evitando il tuo disgusto, ti accolgono a bordo con un “benvenuto, fatti abbracciare ora vai a vaffanculo”, riuscendo a fare tutto ciò utilizzando “Whiter shade of pale” e “Father and son” senza provocare un attacco diabetico alla vecchietta davanti a me che, anzi, come tutta la sala, sembra gradire.
La vecchietta trasalisce un poco quando entra in scena il personaggio della madre del giovane pirata. In effetti, quando mi ha parlato aveva un accento vagamente inglese… Mhm strano non sarà mica che…???
4 buonoforrst gump****
la vita è come una scatola di cioccolatini: non sai mai cosa ti può capitare
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3 thoughts on “I Love Radio Rock – Strano che non l’abbiano intitolato “Amori in barca” Lascia un commento

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