Prima visione – Paradiso amaro, appunto

Alexander Payne è un regista e sceneggiatore col ciuffo elegantemente imbiancato dal tempo e dallo stress di tutti quei pranzi macrobiologici vicino al Chinese Theatre sul Sunset Boulevard; nel 2003 ha sposato Sandra Oh, dopo un “fidanzamento” di tre anni ma dopo due erano già separati. Secondo me è uno di quegli uomini ossessionati dal fare sesso con le asiatiche… come il personaggio di quella sitcom, How I met your mother, quella in cui il padre da otto anni sta di fronte ai figli seduti sul divano a raccontargli come ha incontrato la loro madre, ma nel frattempo lei è scappata con Alexander Payne perché è un’asiatica. Ora sono fuori tema… Non ho mai visto How I met your mother ma so che in quella serie c’è un personaggio che ha la fissa delle asiatiche… o delle hawaiane? O thailandesi? Be’ le thailandesi sono asiatiche quindi va bene così.

George Clooney ha i capelli imbiancati dalla scomparsa del suo cane messicano e da troppe cene trascorse a cercare di capire l’inglese della Canalis e a trovargli posto in una serie tv qualsiasi per togliersela dalle palle la sera del Monday Night di football. In alcune vecchie foto George aveva un ciuffo nero e indomabile. George cambia donna quando il numero con la sua copertina di Chi perde copie rispetto al precedente. Adesso sta con una wrestler.

I due ciuffi si sono incontrati sul set di The Descendants – tradotto maledettamente male in italiano in Paradiso amaro. In effetti non è neanche una traduzione.

Matt King è un riccone, ultimo rampollo di una gloriosa famiglia delle Hawaii che discende da non-so-quale-cazzo-di-re-delle-Hawaii che si chiama come il circolo dove Thomas Magnum P. I. fingeva di lavorare, prendeva un drink o andava in canoa tutto come copertura per il rimorchio di maschioni sposati tentando di dimenticare l’amore per TC… Ho divagato ancora… si capisce che nun c’ho voja? Insomma Matt King/George Clooney è l’erede di un re ma nun me chiedete di digitarlo che non ci penso proprio. A Matt, ultimamente, le cose non vanno bene: gli tocca lavorare perché una meravigliosa legge americana contro la proprietà perpetua gli impone di vendere l’ultimo pezzo di terra incontaminata dell’arcipelago ancora di proprietà della sua famiglia. Si chiama Legge contro la proprietà perpetua. Come suona bene. Deve studiare le carte e incontrare i cugini in bolletta per cercare di spuntare il prezzo più alto possibile dalla vendita a costruttori di centri commerciali, hotel di lusso, campi da golf. Purtroppo la moglie di Matt ha avuto un incidente in motoscafo ed è in coma. Si ritrova così ad accudire lei e badare alle figlie, cosa che non aveva fatto negli ultimi anni.

Avevo letto dei commenti entusiastici oltre a una certa tendenza a piazzare The Descendants/Paradiso amaro in tutti i possibili quintetti per premi cinematografici. Così ho messo da parte la prima, pessima, impressione suscitata dalla lettura della trama appena descritta, quel retrogusto da polpettone già visto raccontato con la solita retorica e ho risposto “Presente” al richiamo di George.

La furbizia di Paradiso amaro/The Descendants è nei temi trattati: la tutela ambientale in un luogo che per noi europei ha ancora l’aura del paradiso terrestre e la questione del testamento biologico. La moglie di Matt ha messo per iscritto che non vuole essere alimentata artificialmente in caso di coma irreversibile, cosa che a noi italiani è proibita dai parlamentari Pdl schiavi del Vaticano come conseguenza delle frequentazioni notturne dell’ormai ex premier. Trovarsi di fronte la persona amata, doverle dire addio mentre si scopre qualcosa di spiacevole su di lei, dover far il giro di parenti e amici per dare la notizia e chiedere di dire addio alla figlia e all’amica, è senz’altro un tema forte che merita una riflessione. Cosa che Payne non fa ma almeno racconta con garbo. Per il resto la regia è composta con le cartoline, senza uno scatto di genialità o di ispirazione con le inquadrature dei promontori, delle fontane, la pioggia sulla spiaggia. Piattezza confermata dalla voce narrante a cui è delegato il racconto delle emozioni soprattutto delle sfumature.

Clooney è il classico personaggio infine positivo. Goffo e sciatto, sembra condannato a vivere in un paradiso amaro in cui tutti si vestono con le camicie hawaiane, usano le infradito anche per andare al lavoro e la sua attività preferita sembra essere scusarsi sempre per provare delle emozioni e averle esternate. Tutti pretendono da lui di essere compresi: involontariamente assistiamo alla sfilata di personaggi come la mamma della compagna di scuola della figlia più piccola, l’amica di famiglia che piange quando Matt si sfoga dopo aver scoperto che coprivano il tradimento della moglie e così via in un universo in cui sembra che chi è ricco sia tacitamente obbligato a incassare sempre. E alla fine sembra anche l’unica cosa che interessa a Payne, facendo ingoiare al suo protagonista il film, diventando goffo e sciatto e con un pessimo gusto per l’arredamento e l’abbigliamento e un’occasione di autoerotismo di Clooney che infila le sue faccette, gigioneggia, gioca a incrociare geneticamente Michael Clayton con il dottor Ross e il tizio di Tra le nuvole.

Clooney fa il buono e l’umano con tutto l’armamentario di espressioni un po’ contrite e un po’ spaesate e un po’ intontite imparate al pronto soccorso e, come Richard Gere prima di lui, il disagio dell’affascinante marito tradito anche se quasi tutti sembrano dare a lui la colpa del tradimento della moglie. E a un certo punto sembra si debba scusare anche di questo. E forse lo fa, nun me ricordo. Alla fine, il goffo, sgraziato, bastonato dalla vita ma che cerca di mantenere l’aplomb regale, sceglie di fare non solo la cosa giusta ma ciò che tutti gli chiedono, fermare lo sfruttamento edilizio e commerciale di questo paradiso amaro, tanto il denaro non compensa mai la mancanza di buon gusto.

Tutto spiattelalto senza un brivido, spacciandoci emozioni della domenica pomeriggio.

 ** Ragazzi, state commettendo un grosso sbaglio.

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3 risposte a Prima visione – Paradiso amaro, appunto

  1. Pingback: Frequently asked questions about Friday – ovvero Coccinema consigliami un film per il week end (17 febbraio 2012)/Venerdì 17? State a casa | Coccinema

  2. solounatraccia ha detto:

    Grazie delle dritte: rischiavo di guardarlo. Poi ho ripiegato su Wrong Turn 4: con soddisfazione (le figlie di Clooney vengono massacrate durante una gita in collina…)

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