Che tocca fa pe’ campà – Daje Libanese. Intervista a Francesco Montanari

Quattro chiacchiere con “Il libanese” Francesco Montanari in occasione dello spettacolo romano Piccoli equivoci, al Piccolo Eliseo. Pubblicato su Mt Roma e Milano, con Corriere dello sport e Tuttosport
 
Il ritorno del re
 

Francesco MontanaripiccolaPiccoli equivoci racconta un po’ il tuo mondo, quello degli attori ed è scritto e diretto da un attore. Sei riuscito a portare qualcosa delle tue esperienze nel tuo personaggio?
Il testo racconta del precariato nelle relazioni umane. Credo che l’autore abbia scelto l’attore perchè è il precario per eccellenza ed è lo specchio della società attuale perchè larga parte dei giovani ingrossano le file del precariato. Il metterci la mia esperienza di professionista è stata una conseguenza, il mio personaggio si chiama Paolo, è un maniaco dell’igiene, è sospettoso, insicuro, un codardo, uno moralmente giusto secondo lui ma poi fa il contrario di quello che predica. Quindi non mi sono posto il problema di portare la mia “professione”, ho cercato di lavorare su questi aspetti.
 
Dimmi qualcosa dei tuoi colleghi. Tra l’altro lavori con la meravigliosa Diane Fleri!
È stato un grande incontro, lei è una grandissima professionista ma siamo un grande gruppo di amici che si sono ritrovati in questa avventura.
 
Restando nell’ambito della tua professione, a chi ti ispiri?
Gianmaria Volontè. È stato un grande attore, dotato di un enorme talento ed è stato capace di canalizzarlo nel cinema politico, nella convinzione che quello dell’attore fosse un mestiere sociale e fiducioso del valore della comunicazione.
 
Torni nella Capitale dopo il grande successo di Killer Joe.  Il pubblico romano è molto legato a te anche grazie alla televisione, o sbaglio?
Abbastanza, avendo fatto una serie tv prettamente romana e interpretato un romano (Il Libanese nella serie Romanzo criminale, ndi). Sto cercando di creare un buon rapporto anche se poi la serie è amata in tutta Italia e trasmessa in tutta Europa.
 
Mi racconti il tuo rapporto con Roma? Quando non sei in giro per lavoro, cosa ami fare? Dove vai la sera a mangiare, a passeggiare?
Essendo di Roma, sono nato all’Alessandrino vicino a Centocelle, ho i miei amici di infanzia e i posti storici in cui sono cresciuto. Preferisco trovarmi con quella nicchia di persone e i miei affetti più cari. Non ho posti fissi ma ho 4 o 5 ristoranti o baretti. Sono un ragazzo molto tranquillo, non sono uno che ama la vita mondana ma mi interessa di più un bicchiere di vino con un amico.
 
Il teatro di Roma che hai nel cuore e quello dove sogni di lavorare un giorno?
Il Teatro India, perchè unisce il ruolo istituzionale di teatro di Roma a una realtà un po’ più “off”, un po’ sperimentale. Mi piace lo spazio, è un posto che mi fa sognare. Ogni volta che vado a vedere uno spettacolo all’India rimango affascinato da questo suo miscuglio tra antico e moderno. Già solo l’ingresso mi dà i brividi. Il nostro lavoro consiste nel portare in un’altra dimensione lo spettatore
 
In quale film, una fiction o spettacolo teatrale è stata raccontata la Roma più bella?
Ce ne sono tanti Roma città aperta, Mamma Roma.
 
Come preferisci Francesco Montanari? Con la barba o senza?
In verità io sono molto pigro, e quindi il mio look è una conseguenza di questo e spesso mi ritrovo a ripetermi “oggi la taglio, oggi la taglio” e poi non lo faccio. Ieri ad esempio ero a Roma per una lettura al circolo degli artisti per leggere dei testi di Lester Bangs e mi sono fatto crescere il baffo ma penso che ora mi faccio una doccia e taglio tutto.
 
Teatro, cinema o televisione?
Io ho fatto Accademia d’Arte drammatica Silvio D’Amico, anche scuola sempre laboratori teatrali. Perònon so cosa dirti. Oggi purtroppo, in Italia, è difficile trovare personaggi dal punto di vista cinematografico e televisivo di grosso spessore. Ci sono delle eccezioni ma la maggior parte dei lavori si cerca la faccia giusta senza cercare la performance vera e di autentica comunicazione devo ammettere che il teatro, da questo punto di vista, offre più possibilità. Ma sono tutti e tre dei mezzi di comunicazione fantastici e hanno molto in comune che poi è quello di poter metterci l’anima.
 

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